Le "lumachine" di terra protagoniste del menu della Festa del Redentore, popolari a Venezia e nelle campagne di molte zone del Veneto: sono l'ingrediente di un piatto povero contadino che si gusta nei bacari e per l'aperitivo, con un buon bicchiere di vino.
Uno degli edifici più sorprendenti e, forse, poco noti di Venezia è Palazzo Contarini del Bovolo, dove il termine "bòvolo" in veneziano significa “chiocciola”, in riferimento alla fisionomia della particolare scala che caratterizza questa meravigliosa dimora nobiliare tardo gotica e che ricorda il guscio del piccolo animaletto. Ecco, questo per dire che i bovoletti (o bovoeti, bovoleti, bogoi a seconda della zona geografica) altro non sono che delle chioccioline di terra molto apprezzate nella gastronomia veneziana, da gustare soprattutto durante la Festa del Redentore, di cui sono il piatto simbolo, ma che non mancano neppure in feste e sagre durante tutto periodo estivo in molte località legate alle tradizioni della Serenissima. In uno dei tanti libri di cucina veneta dalle pagine ingiallite che ancora si consultano per andare alla ricerca di ricette tradizionali, potresti trovare scritto che i bovoleti “non sono certo una pietanza da servire in pranzi e cene eleganti, ma risultano veramente gradevoli quando vengono mangiati in compagnia, in un’allegra combriccola d’amici”. Andiamo alla loro scoperta.
Che cosa sono i bovoletti: le “lumachine” di terra di Venezia
Vederli al mercato del pesce, come quello celebre di Rialto, tra i banchi ricchi di specialità lagunari può trarre in inganno e far pensare che arrivino dal mare, invece non è così: i bovoletti sono lumachine di terra, il cui nome scientifico è Theba pisana. Si tratta di un mollusco gasteropode molto popolare in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo: la classe dei gasteropodi, rispetto ad altri molluschi (come per esempio quelli bivalvi, come vongole, cozze, o i cefalopodi, come seppie, calamari, polpi…) si è adattata nel corso dell’evoluzione a vivere in più habitat, dai fondali marini alle acque dolci, conquistando pure la terraferma.
Si riconoscono generalmente per il loro corpo invertebrato munito di piede che striscia per muoversi, per la presenza delle antenne e della conchiglia a spirale, all’interno della quale si riparano dai predatori: tecnicamente, il termine corretto per chiamare i bovoletti è chiocciole, anche se molti le chiamano lumachine (dal punto di vista scientifico, infatti, la distinzione tra ‘lumache’ e ‘chiocciole’ non è rigorosa e nel linguaggio comune i due termini vengono spesso usati come sinonimi). In alcune zone sono chiamati chiocciole delle dune.