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Kale, alghe e avocado: la spesa degli italiani è meno tradizionalista di quello che sembra

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Fino a una ventina d’anni fa l’avocado era un frutto quasi “esotico” nel senso più letterale del termine: lo si vedeva raramente nei supermercati e, quando compariva, era legato a un solo utilizzo, praticamente obbligato, il guacamole. Oggi invece è diventato un protagonista fisso della tavola italiana, soprattutto a colazione, dove si è trasformato in uno dei simboli della dieta salutista contemporanea: toast, bowl, insalate, perfino smoothie. E la novità è che, mentre cresce la domanda, il prezzo scende: secondo i dati riportati, l’avocado può costare fino al 30% in meno rispetto a qualche anno fa, anche grazie all’avvio di nuove produzioni nel Sud Italia.

Come cambiano i consumi degli italiani
Non è un caso isolato, ma un segnale evidente di un cambiamento più profondo: la “geografia dei consumi” italiani sta mutando rapidamente, sospinta da un doppio motore. Da un lato il bisogno di benessere funzionale – mangiare per sentirsi meglio, per allenarsi, per “performare” – dall’altro la digitalizzazione dell’estetica culinaria, cioè la spinta social che trasforma il cibo in immagine, tendenza e stile di vita. Una trasformazione che è stata al centro della nuova edizione di Fruit Logistica di Berlino, come riporta Ansa, la principale fiera mondiale del settore ortofrutticolo, in programma da domani fino al 6 febbraio.

Secondo i dati del Centro Servizi Ortofrutticoli, i consumi di frutta esotica hanno registrato una crescita impressionante, superando le 900mila tonnellate annue. L’Italia non abbandona i suoi classici, ma affianca sempre più spesso mango, avocado e frutti tropicali a mele e agrumi.

Avocado, il re della tavola contemporanea

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