In parallelo cambia anche la scelta dei carboidrati: la patata tradizionale cede terreno alla patata dolce arancione – che di fatto una patata non è – sempre più richiesta soprattutto da chi frequenta palestre e segue diete mirate, attratto dal basso indice glicemico e dalla reputazione di alimento “pulito” e adatto al recupero muscolare.
Alghe e verdure di mare: dal sushi allo snack
E poi c’è l’onda lunga della cucina hawaiana e asiatica, che ha portato nel carrello ingredienti impensabili fino a poco tempo fa come le alghe. Le verdure “di mare”, ad esempio, non sono più relegate a ristoranti etnici o ricette di nicchia: contorni come l’insalata di alghe wakame stanno diventando familiari. Un paradosso culturale: nel 2006 nessuno avrebbe immaginato di mangiare alghe come spuntino o contorno “da tutti i giorni”, mentre oggi sono entrate nella normalità alimentare urbana.
Il valore del carrello cambia: si paga il servizio, non solo il prodotto
Ma non è solo questione di ingredienti. Sta cambiando anche che cosa si compra davvero: sempre più spesso non si paga soltanto la materia prima, ma il servizio.
Secondo il rapporto NielsenIQ 2025, il 35% del fatturato del reparto ortofrutta deriva da prodotti di quarta e quinta gamma, come insalate già lavate e pronte, zuppe pronte, frutta già tagliata. Il consumatore, in altre parole, accetta di spendere di più in cambio di tempo: si parla di un sovrapprezzo anche del 40-50% pur di ridurre la preparazione domestica.
Se è vero che la mela resta il frutto più acquistato in termini di volume, è altrettanto vero che il valore economico del settore oggi è trainato da una “triade” moderna: mirtilli, mango e patate dolci. Sono loro a definire la nuova direzione dei consumi, segnando il passaggio da un’alimentazione legata alla sussistenza e alla tradizione a una dieta che parla di prestazione, identità e stile di vita.