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La camminata verso la residenza dei King mi sembrò una marcia verso un campo di battaglia. Sistemai il tessuto ruvido della camicetta di Jenna, quella abbottonata fino al mento per nascondere i colli di una codarda. Aveva le sue chiavi, la sua fede sorridente e un decennio di furia protettiva che mi ribolliva sotto la pelle.

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Le ho consegnato le chiavi e il cellulare usa e getta che avevo comprato.

"E tu, Ave?" sussurrò, guardando la struttura. "Ci torni dentro?"

Guardai le pareti bianche. Pensai al fuoco che ardeva dentro di me. Non era più rabbia. Era pace. Avevo fatto ciò per cui ero nata: avevo protetto la mia gemella.

"Non ci torno per essere una prigioniera", dissi con un sorrisetto. "Ci torno per finire la mia 'riabilitazione'. I miei avvocati dicono che con i miei 'recenti progressi' sarò libera legalmente tra sei mesi. E quando lo sarò, ti troverò."

Ci abbracciammo: due metà della stessa anima, finalmente complete.

Jenna si diresse verso l'auto, verso Mia, verso una vita in cui non avrebbe mai più dovuto abbottonarsi il colletto fino al mento. Mi voltai e mi diressi verso i cancelli, zoppicando leggermente per imitare il fascicolo di "Avery", con un sorriso soddisfatto sul volto.

Il mondo pensava che Avery Collins fosse la più pericolosa. Non avevo ragione. Ma non si sono mai resi conto che la cosa più pericolosa al mondo non è un mostro, bensì una sorella che non ha più nulla da perdere.

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